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Mar
13

 

From 1/14 MEININGER’S WBI. REGIONAL ANALYSIS.

SICILY’S RAPID EXPANSION

 As Sicily establishes itself in the international wine trade, quality is rising, indigenous varieties are fl ourishing, and more people are moving in. But there are challenges to overcome, including the cost of production and logistics, says Michèle Shah.

“(…) Nerello Mascalese can be found on the unique volcanic slopes of Etna. Its terraced vineyards of ancient bush-trained vines produce wines of depth and fi nesse characterised by minerality and elegance. Top bottlings of Etna Rosso DOC are made from Nerello Mascalese and Nerello Cappuccio, while Etna Bianco DOC is made predominantly withCarricante grapes. The region’s main concern today is that of curtailing production to maintain its quality status and the ‘uniqueness’ it enjoys. From a mere handful of producers some 10 years ago, there are over 70 estates bottling and labelling wines today. Every Sicilian producer with a name wants a slice of Etna, which means Etna could lose some of its uniqueness.

Yet Etna wines are not for the mass-market and it is emerging linerie such as Tenuta di Fessina, a 70,000-bottle production established in 2007 in the commune of Castiglione di Sicilia at an altitude of 670 metres, owned by Tuscan producer Silvia Maestrelli and Piemonte-born agronomist Federico Curtaz that will show the way. Their philosophy, according to Maestrelli, is to seek a genuine expression of terroir by intense manual labour, keeping yields low and by respecting nature”.

WBI_ SICILY’S RAPID EXPANSION

Mar
11

“Doc Etna Bianco A’ Puddara 2010 – Tenuta di Fessina. Versante sud- Santa Maria Licodia. Carricante in purezza. Vino freschissimo, tagliente, intenso al naso con fiori bianchi e macchia mediterranea. Uno degli affreschi dell’Etna più belli.  Costo: 23 euro”.

“(…) Alla orizzontale condotta da Francesca Ciancio che ha aperto Sorsi dell’Etna 2014 a Villa Igiea, a Palermo, e che ha visto protagonisti dodici bianchi annata 2010 , è emerso l’affresco poliedrico di un Etna che non si lascia imbrigliare sotto un unico stile, troppe variabili geografiche e anche umane in gioco, che fanno a tutto tondo la sua ricchezza, verrebbe da dire, vertiginosa. Ma c’è la forgia del territorio che marca a fondo queste espressioni, facendole emergere con i tratti della forte mineralità e sapidità, della verticalità, della freschezza e con una vita consegnata al tempo.” (Cronache di gusto, 10.03.2014, I bianchi del vulcano, l’orizzontale di Sorsi dell’Etna)

Mar
08

_Vendemmia 2010 a Tenuta di Fessina_

“Quando ci penso, che il tempo è passato, le vecchie madri che ci hanno portato, poi le ragazze, che furono amore, e poi le mogli e le figlie e le nuore, femmina penso, se penso una gioia: pensarci il maschio, ci penso la noia. Quando ci penso, che il tempo è venuto, la partigiana che qui ha combattuto, quella colpita, ferita una volta, e quella morta, che abbiamo sepolta, femmina penso, se penso la pace: pensarci il maschio, pensare non piace. Quando ci penso, che il tempo ritorna, che arriva il giorno che il giorno raggiorna, penso che è culla una pancia di donna, e casa è pancia che tiene una gonna, e pancia è cassa, che viene al finire, che arriva il giorno che si va a dormire. Perché la donna non è cielo, è terra carne di terra che non vuole guerra: è questa terra, che io fui seminato, vita ho vissuto che dentro ho piantato, qui cerco il caldo che il cuore ci sente, la lunga notte che divento niente. Femmina penso, se penso l’umano la mia compagna, ti prendo per mano”. 

Ballata delle donne, Edoardo Sanguineti (Genova, 9 dicembre 1930 – Genova, 18 maggio 2010).

Mar
07
“L’Etna è un’opera di fantasia creativa, non un semplice monte”
Maria Corti

Una splendida iniziativa si terrà sull’Etna giovedì 13 marzo 2014: grazie alle capacità creative ed organizzative di Valeria Carastro e la forte volontà di promuovere questo territorio unico presso un pubblico sempre più ampio da parte di Etna Wine Lab, la prossima settimana prenderà avvio un progetto davvero interessante, al quale Tenuta di Fessina ha il grande piacere di partecipare. Un Grand Tour in miniatura, condotto attraverso la suggestiva Circumetnea, sulla colorata e tradizionale littorina. Un modo particolare e affascinante di avvicinarsi all’Etna: 110 chilometri di binari da Catania Borgo a Riposto, l’antico porto dove si raccoglievano vini, arance, mandorle destinate via nave a raggiungere i mercati del Nord. “Un viaggio straordinario tra aranceti, vigne, colate laviche, paesi che sembrano greggi al pascolo sulle pendici del vulcano”, come ha scritto il giornalista Sergio Miravalle sulla Stampa di qualche tempo fa.


Esistono infatti pochi luoghi al mondo come l’Etna.Il mito vi ha attecchito in maniera indelebile, conservando una magia che l’Etna continua ad esercitare sull’uomo da millenni. Da sempre, la montagna vivente ha ispirato leggende, favole, poeti, storici, filosofi. Ed attratto, da tempo immemore, viaggiatori da ogni parte del mondo. Nel Settecento, la moda del Grand Tour ha portato sull’Etna, alla ricerca di un mito estetico tipicamente mediterraneo, intellettuali del calibro di Johann Wolfgang von Goethe, Guy de Maupassant, Jean Houel, delle cui peregrinazioni rimane traccia nei numerosi scritti che ci hanno tramandato. Tuttora, il grande cono che si erge maestoso dalla piana di Catania continua ad affascinare visitatori, che arrivano alle pendici dell’Etna in ogni stagione dell’anno, incantati dal vino che si produce sino a mille metri – ed oltre – di altitudine, su terrazzamenti in pietra lavica avvinti ai fianchi del Vulcano, ma altrettanto incuriositi dalla suggestione che questi luoghi emanano, così diversi e variegati a poche centinaia di metri di distanza. Questa straordinaria diversità offre uno spettacolo unico al mondo, in cui il patrimonio naturalistico si compone di elementi così diversi tra loro: alle varie quote si susseguono coste rocciose, macchie e garighe, terreni erbosi, foreste sempreverdi, boschi, deserti vulcanici. E vigneti. Terra di forti contrasti, modello dell’intero bacino mediterraneo, l’Etna è anche un immenso giardino da coltivare. I fertili terreni lavici, ricchi di importanti sostanze quali ferro, potassio, fosforo, calcio, la grande abbondanza di acque e le particolari caratteristiche geomorfologiche e climatiche di questa terra, hanno reso la campagna etnea una delle zone più ricche e preziose per la produzione di vino, sin dall’antichità.

I professionisti di Etna Wine Lab accompagneranno gli ospiti lungo un percorso straordinario fra storia, vino, gusto e cultura dell’Etna. La CIRCUMETNEA che abbraccia il vulcano e rivela gli antichi segreti del territorio sarà il nostro mezzo di trasporto per un’esperienza indimenticabile. Il programma della giornata è ricco di frammenti ricchi di contenuti e densi di autenticità. Il giorno 13 marzo i partecipanti incontreranno sei produttori: Tenuta di Fessina, Az. Franchetti, Az. Frank Cornelissen, Az. Irene Badalà, Az. Scirto, Az. Calcagno.

 

PROGRAMMA

Pick Up*

8:00 Sheraton Hotel
8:15 Piazza Europa, Caffè Epoca
8:30 Piazza Verga, Excelsior Hotel
8:40 Piazza Trento, NH Bellini
8:50 Via Etnea, Una Hotel
9:00 Partenza per Riposto
9.50 Partenza con la Circumetnea dalla stazione di Riposto

10.30 Rovittello. Azienda Tenuta di Fessina 
Visita guidata al vigneto, cantina e palmento. 
Lezione sui vini ed il territorio etneo con degustazione guidata di vini di tre produttori
Buffet a base di prodotti tipici 

14.30 Partenza con la CIRCUMETNEA

14.50 Passopisciaro. Azienda Franchetti
Visita al vigneto ed alla cantina
Degustazione guidata dei vini di tre produttori

16.30 Partenza per Catania (con il bus)
Il costo per l’intera giornata, incluso il trasporto, le pietanze, la lezione e le degustazioni è di €120.00
Si consiglia di indossare scarpe comode ed abbigliamento a strati. La prenotazione è obbligatoria.

Per prenotare: http://www.etnawinelab.com/tours via Eventbrite™

*Su richiesta è possibile effettuare altre fermate

Tenuta di Fessina è un progetto emozionale, che nasce sulla scia di un innamoramento di Silvia Maestrelli per questa terra ricca di contrasti. Nel 2007, in collaborazione con l’enologo Federico Curtaz, già agronomo di Gaja per venti anni,  la produttrice toscana acquista un vecchio vigneto di Nerello Mascalese risalente al secolo scorso.  Al centro del vigneto, un vero scrigno: un palmento del Settecento in pietra lavica, con l’antica “chianca” –  torchio per la pressatura delle vinacce – ancora intatta.

 

 

I’ vigne di Fessina, come la gente di queste terre chiama da sempre la tenuta di Rovittello, nel Comune di Castiglione di Sicilia, raccontano bene la cura e l’amore con cui sono state coltivate e conservate dai precedenti proprietari, a cui è stato dedicato, come forma di ringraziamento per non aver mandato in fumo i vigneti sull’Etna, il cru di Nerello Mascalese Il Musmeci, ETNA DOC Rosso. A colpo d’occhio, Fessina  appare  come un vero giardino dai frutti d’oro o un bosco nano di brillanti chiome verdi spettinate dal vento nutriente della Montagna di fuoco, incastonato tra due fertilissime colate laviche, con alberelli centenari avvitati su se stessi ed espressivi come sculture naturali. Impossibile non innamorarsene a prima vista.

 

Il cuore pulsante di Fessina si trova a 670 mt slm.  Le vigne – circa sette ettari –  sono situate tra due antiche sciare semicircolari, colate laviche del passato che isolano  il vigneto come i vecchi muri dei “clos” francesi, creando un microambiente unico.  I noccioleti si alternano alla vite, qualche pianta di olivo completa il puzzle agrario delle rasole, che ritagliano i terreni coltivabili ingabbiandoli in scuri muri di pietra lavica.

A Fessina si trovano ancora vecchi vigneti, prevalentemente piantati col metodo tradizionale ad antichissimo dell’alberello in quadro con alte densità di viti per ettaro e una produzione limitata di grappoli. Il vigneto è situato su una dorsale di terreno  poco profondo, nero, con un’ importante presenza di sabbia, ricco di piccole pomici e fini argille destrutturate.  Su questo terreno abbondano oligoelementi, ferro, potassio, calcio, fosforo, magnesio, manganese:  i vini ottenuti dalle uve prodotte su questi suoli sono in grado di stupire per la ricchezza e la complessità dei profumi accompagnati ad un’ interessante ed elegante struttura. Sia attraverso il profumo che attraverso il sapore, è percettibile la spiccata mineralità. A Rovittello l’inverno è rigido, con nevicate frequenti, la primavera è fresca e piovosa, l’estate calda e asciutta, un autunno lungo, tiepido, con un differenziale termico molto elevato tra la notte e il giorno. Vini “verticali”,  dalla netta acidità e il profilo definito.  A Fessina si pratica una viticultura fatta a mano, come si ritrova in Valtellina, nella Valle della Mosella, nella Valle del Reno, con pendenze che possono fortemente variare e diffusi terrazzamenti che sostengono autentiche perle rocciose: su queste piccole terrazze crescono Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Carricante in prevalenza.  La coltivazione non è biologica, ma “consapevole”: ci sta solo quello di cui ha bisogno la vite.

 

Oggi in Sicilia si assiste alla rinascita del vini poetici e lirici, che raccontano con consapevolezza l’identità profonda di questa terra, il suo sole ed il suo calore, i colori delle terre, delle albe e dei tramonti, i luoghi noti e quelli ancora non trovati, con l’eleganza come obiettivo decisivo. La verticalità, il rigore, alla base del nuovo stile che si sta affermando in tutto il mondo. Dall’Etna, dove,  per destino, i vari vigneti danno vini molto diversi, generati da suoli e microambienti talmente particolari da renderli unici.

Mar
07
«(…) in quei luoghi, dietro qualsiasi forestiero, mendicante o vagabondo, si sospettava un essere divino. Non era concepibile, prima di accoglierlo, domandare al visitatore chi fosse; solo dopo aver immaginato la sua origine divina ci si poteva abbassare a domande di carattere terreno, e questo si chiamava ospitalità; e per il medesimo motivo essa faceva parte delle pratiche e delle virtù più sacre. I greci dell’epoca omerica non conoscevano l’ ”ultimo degli uomini”! L’uomo era sempre il primo, cioè divino»
Cyprian Norwid nella sua introduzione all’ “Odissea”
L’appeal dei vini dell’Etna è determinato dalla storia, del territorio e delle persone, che emerge dal calice.

Della “montagna di fuoco” affascina l’ambivalenza, il calore e il nitore, di queste terre, immediatamente percepibili nel bicchiere. Il Principe Fabrizio del Gattopardo racconta la Sicilia come la terra dei forti contrasti: l’Etna, in particolare, sembra interpretare questo paradigma all’ennesima potenza. Fuor di misura nel paesaggio, sia nell’inferno attorno a Randazzo, ai piedi dello spaventoso vulcano prodigo di terremoti, piogge di fuoco e colate laviche, sia nella bellezza della baia di Taormina, a poca distanza dalla vetta, altrettanto foriera di ricchezza; fuor di misura nella capacità degli Etnei di convivere intimamente con un ambiente apparentemente ostile e difficile come la Muntagna, senza sentire l’esigenza di dominarlo, ma di partecipare empaticamente alla vita del vulcano, con rispetto, ostinazione e fiducia nelle inesauribili risorse di questo territorio realmente straordinario. Solo quando si è capaci di “seguire l’ordine della natura, la via della natura, il tempo della natura, il disegno della natura” , ossia solo quando si è capaci di adeguarsi alla corrente dei fenomeni naturali, considerando l’uomo non come qualcosa di alieno ed opposto ad essi, ma un’integrale caratteristica del processo del mondo, si riesce a sciogliere la contraddizione uomo-vulcano.
E Salvo Lo Castro, patron del nuovissimo Ristorante 3 D C a Linguaglossa, sembra incarnare alla perfezione questi elementi distintivi tutti etnei. Con trascinante entusiasmo e incrollabile fiducia nelle risorse di questa zona, è tornato nel luogo di nascita, intenzionato a valorizzare quanto possibile l’unicità della Muntagna. Un cittadino del mondo, dalle sfaccettate esperienze, eclettico, vulcanico, gentile e ostinato, desidera fermamente offrire a questo territorio una chance di affrancamento da quel destino di dimenticanza che, almeno fino a qualche anno, fa ha paradossalmente condizionato negativamente le attività di accoglienza e ristorazione in questo meraviglioso angolo della Trinacria orientale. Capace come pochi di stringere efficaci collaborazioni improntate alla qualità senza compromessi, ha messo a punto un interessante programma di promozione che riguarda non solo il suo bel locale di recentissima apertura, ma tutto il territorio. Lo sostengono in questa avventura, oltre al formidabile staff di sala e cucina, la moglie Alina e il fratello Valentino, dal sorriso coinvolgente e il calore tipico dei siciliani doc non appena si varca la soglia di Via Mareneve, che porta verso la pineta Ragabo e le stazioni sciistiche dell’Etna.

Salvo segue l’ “ordine della natura, la via della natura, il tempo della natura, il disegno della natura” nelle scelte rigorose che affronta costantemente selezionando personalmente i prodotti che andranno ad arricchire le tavole di 3 D C, con viva curiosità per autentiche perle gastronomiche provenienti da piccole aziende agricole locali e la sicurezza di offrire brand ormai attestati. Tutto rigorosamente born in Sicily. Segue la natura anche nello stile di accoglienza che si respira immediatamente nel suo ristorante-pizzeria: amabilità, senza traccia di artificio. Natura etnea. Ogni avventore, in omaggio a quel principio dell’antica cultura greca che qui ancora miracolosamente sopravvive, la xenia, è trattato come un dio. In Sicilia, l’ospitalità è davvero un modo per rendere l’ospite “membro temporaneo” della comunità che sta visitando, un’inclinazione spirituale tipica del mondo greco.

Con nostro grande piacere, i vini di Tenuta di Fessina accompagnano costantemente i piatti di Salvo, veri classici della cucina siciliana, intenzionalmente semplificati, in controtendenza rispetto a tante fumose rielaborazioni attuali, ma dal gusto moltiplicato all’infinito in virtù di ingredienti di primissima qualità e sistemi di cottura tradizionali – sempre acceso e scoppiettante il forno a legna che campeggia nella cucina a vista di 3 D C!

L’ambiente è sobrio e caldo, con due sale comunicati: una destinata alla ristorazione, con sette tavoli sette, dalla mise en place candida, essenziale, vivacizzata da cristalleria muticolor, immersi in una diffusa cantina che ricopre tutte le pareti del locale – e un efficiente wine-taste che distribuisce calici a mescita di ben 12 etichette -, e l’altra alla pizzeria, ambiente più semplice ma altrettanto ricercato nell’intenzione di proporre comunque enogastronomia di qualità per cene più facili e veloci. La carta delle miscele del caffè, ennesima chicca di questa nuova attività che ha tutte le carte in regola per rendere davvero giustizia a questo insieme di risorse, ambientali, culturali ed umane, che la Montagna di fuoco vanta.

In bocca al lupo a Salvo alla sua bella squadra, che dell’Etna tramandano con passione il calore il nitore!

 

INFO Ristorante Pizzeria 3DC GRADI

 Via Mareneve 73 – 95015 – Linguaglossa (CT)

Cell: 391 4832065 | E-mail: tredicigradisicily@gmail.com

www.3dcgradi.com

Mar
07

“Il popone fu messo in tavola e rotolò piano verso di me, una volta, due, verde nella forte scorza sottilmente intarsiata d’oro. Mi chinai ad annusarlo. ‘È lui’ dissi. E fu odore profondo non di lui solo; vecchio odore come vino del solitario inverno nelle montagne, dinanzi alla linea solitaria, e della sala da pranzo, piccola, col tetto basso, nella casa cantoniera”.
Da “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini

Il mal di Sicilia, quella seduzione del cuore evocata magnificamente da Vittorini, conversazione straripante nostalgia che ogni siciliano intrattiene senza sosta con la propria terra natia anche quando la vita lo ha portato lontano da quel “mondo grande e bello”, per quanto “offeso”, dà ancor più gusto alla cucina di Angelo Santo Nicosia, classe 1964, chef e patron del Ristorante torinese Al Garamond. Le origini siciliane traboccano dai piatti di questo raffinato locale nei pressi della Mole Antonelliana, in un felice matrimonio con la tradizione sabauda che sembra aprire ogni volta un nuovo capitolo di quel romanzo che ha nell’incontro tra il Sud e il Nord la sua affascinante trama. La madeleine di questa quête memoriale sono i colori e i profumi del Mediterraneo, abbinati ad una nutrita carta dei vini.

Pregiati cristalli e posate, candidi tavoli al lume di candela, toni ocra alle pareti, vetrate blu, mattoni a vista ai soffitti di questo palazzo ottocentesco di Via Pomba, rendono elegante un ambiente di per sé già accogliente: la sobrietà e il rigore  piemontesi, il calore e l’ospitalità della Sicilia.

Al Garamond la cartina dell’Italia appare piegata in due, e, mentre gli estremi coincidono, si mescolano tradizioni ed atmosfere.


Anche i vini etnei di Tenuta di Fessina ad arricchire presto questo invitante connubio. Saranno infatti in carta a breve, con nostro grande piacere, gli Etna DOC Bianco A’ Puddara 2012, cru prodotto a Santa Maria di Licodìa, ed ERSE Bianco 2012, blend di Carricante, Minnella e Catarratto.

Laeneo 2012, DOC Sicilia Nerello Cappuccio, a stuzzicare i palati più curiosi: autentica rarità dell’Etna, è prodotto da alberelli di Nerello Cappuccio in purezza – Fessina è una delle poche aziende produttrici etnee che hanno raccolto la sfida di vinificare il Nerello Cappuccio al 100% – e può essere considerato un vino “didascalico” per le intenzioni con le quali è stato prodotto, ossia verificare l’apporto di questa varietà all’Etna DOC, nel quale si trova in compagnia del Nerello Mascalese. Il Cappuccio apporta all’Etna DOC la spezia e il colore, perciò Laeneo è intrigante, oltre che per la succosità nutrita di note ematiche, per la propria suadenza aromatica. Oggi Laeneo vanta una propria cerchia di appassionati che attendono con curiosità l’uscita di ogni nuova annata. Il Nerello Cappuccio di Fessina è goloso, pepato e dalla beva irresistibile.

INFO Ristorante Al Garamond
10123 Torino (TO)
Via Pomba, 14
Tel. 011 8122781
www.algaramond.it

Mar
07

 

In Sicilia, la viticoltura è distribuita su tutta l’isola, ma il peso della parte occidentale della regione è assai rilevante. Nella sola provincia di Trapani è insediato circa il 60% del vigneto siciliano. Le varietà più diffuse sono il Catarratto, già in passato utilizzato per la produzione del Marsala, e il Nero d’Avola, che ha visto un rapido accrescimento delle superfici e una diffusione in

tutta la regione, allontanandosi sempre di più dai territori di vocazione che sono nella zona sud–orientale. Assieme al Syrah, c’è lo Chardonnay tra le varietà non autoctone che hanno preso slancio dal rinnovamento della viticoltura negli anni ‘90 dello scorso secolo. Il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccio, vitigni autoctoni etnei, con circa 4.800 ettari rappresentano circa il 4% della produzione siciliana, pressoché tutti collocati tra Catania e Messina. La viticoltura in Sicilia si è insediata nell’antichità. I Greci, i Fenici, i Romani, ognuno di questi popoli ha testimoniato, con la propria arte, la propria letteratura e nelle suppellettili di artigianato, il rapporto che aveva con il vino, sia nel consumo quotidiano che nelle occasioni cerimoniali e liturgiche. Nell’Odissea viene descritto nei dettagli lo stratagemma di Ulisse, che prima ubriaca Polifemo, che viveva sulle pendici dell’Etna, e poi lo acceca per sfuggirgli. Oggi la viticoltura siciliana copre una superficie di circa 120.000 ettari, dei quali circa 105.000 nelle provincie di Trapani, Agrigento e Palermo, la vecchia Val di Mazzara. Circa 10.000 nella storica Val di Noto, distribuiti nelle provincie di Siracusa, Ragusa, Caltanisetta ed Enna. Tra Messina e Catania circa 5.000 ettari in quella che era la Val Demone.

Attualmente, in Sicilia si sta assistendo alla rinascita del vini poetici e lirici, che raccontano bene, con consapevolezza, l’identità profonda di questa terra, il suo sole ed il suo calore, i colori delle terre, delle albe e dei tramonti, i luoghi noti e quelli ancora non trovati, con l’eleganza come obiettivo decisivo. Oggi la nuovelle vague dei vini siciliani segna un percorso alla ricerca di qualcosa di nuovo, una nuova interpretazione dei vini siciliani. Maturazioni estreme, grassezze alcoliche spinte e colori smaccati sono ormai aspetti sorpassati.  La verticalità, il rigore, alla base del nuovo stile siciliano che si sta affermando in tutto il mondo.

Trailer del documentario SICILIA UN MARE DI VINO regia Lidia Rizzo, montaggio Erika Manoni, musica Rudy Gnutti, prodotto da Blue Film.

Mar
06

Un susseguirsi di ambienti naturali e geografici diversi, raccontati dalle riprese di Folco Quilici e descritti dal grande autore siciliano Leonardo Sciascia.
Nel lungometraggio, dedicato alla Sicilia vista dal cielo, si rivela subito la complessa identità di questa regione; una terra che ha visto la presenza di numerosi popoli, di lingue e civiltà che qui si sono riversate ed incrociate. Sicani, siculi, greci, romani, cartaginesi, bizantini, arabi, normanni, francesi e spagnoli, la cui presenza è ampiamente documentata da templi e monumenti, proprio a testimoniare la loro sovrapposizione al centro del Mediterraneo in oltre quattromila anni di storia.

Mar
06

“Metti a frutto le cose ti circondano
Questa pioggerellina
Fuori della finestra
La sigaretta che tengo tra le dita,
questi piedi sul divano.
Il suono del rock and roll sullo sfondo,
la Ferrari rossa che ho in testa.
La donna che si sbatte qua e là
Girando ubriaca per la cucina…
Mettici dentro tutto,
mettilo a frutto”
Raymond Carver


Ancora un gioco di accostamenti, rileggere la bella prefazione di Bruno Gambarotta a quel magnifico eno-zibaldone dei due sabaudi doc Enrico Remmert e Luca Ragagnin che è “Elogio della sbronza consapevole”, e abbinare la citazione del poeta e scrittore statunitense Raymond Carver al Ristorante Vo di Torino. 

Il design essenziale, declinato nei toni malva, di questa Stella Michelin, ottenuta nel 2013 da Stefano Borra e Luca Cossu, rispettivamente chef e sommelier del ristorante gourmet di Via Provana, in una delle zone più suggestive di Torino, a poca distanza dal Lungo Po che si affaccia sul Monte dei Cappuccini, non ci inganni: i due patron del Vo ci hanno messo tutto, e lo hanno messo bene a frutto. Intuizione e fantasia, rigore e scuola francese, passione ed esattezza, ricerca e tradizione. Territorio, ma anche esplorazione. In cantina, oltre duecento etichette selezionate, tra le quali compaiono i cru di Carricante e di Nerello Mascalese di Tenuta di Fessina, con nostro grande piacere ed onore, grazie alla preziosa collaborazione dell’agente di vendita per la Provincia di Torino Federico Carlo Crugnoli.

INFO Ristorante VO – Torino | Via Andrea Provana 3/D – Torino | tel 011 83 90 288
www.ristorantevo.it

Con Tenuta di Fessina si stanno esplorando contemporaneamente le potenzialità di un altro vitigno indigeno etneo oltre al Nerello Mascalese, ossia il Carricante, uva a bacca bianca considerata da sempre “gregario di lusso” del cosiddetto Principe del vulcano nell’uvaggio tradizionale dell’Etna DOC per le straordinarie doti di freschezza e longevità. Fessina intende verificare realmente quali esiti possono essere raggiunti, lavorando su diversi versanti etnei, con gli autoctoni.

Individuato il versante nord dell’Etna per la coltivazione dei vitigni a bacca rossa, a Rovittello, per la coltivazione del Carricante è stato prescelto il lato sud-ovest del vulcano, con vigne allevate ad alberello a circa mille metri di altitudine nei Comuni di Santa Maria di Licodìa e Milo, da cui nascono i cru A’ Puddara e Il Musmeci Bianco.

A’ PUDDARA è un cru di Carricante per un Etna DOC Bianco che è un doveroso omaggio alla Sicilia. Dedicato alle stelle che si avvistano dal mare sulla vetta del vulcano in estate, le Pleiadi, dette in dialetto “A’ Puddara”, la chioccia, è un vino rigoroso e delineato come la cima della Montagna che si staglia nella notte. Riscoprendo le potenzialità di un comprimario dei vitigni principali dell’Etna, Tenuta di Fessina si rivela capace di regalare grandi bianchi dove il territorio e la mano dell’uomo, non invasiva ma rispettosa della terra e delle tradizioni da cui cresce, consentono la piena espressione. A’ Puddara fermenta interamente in botte grande, come da antica consuetudine etnea per la vinificazione del Carricante. Prodotto a Santa Maria di Licodìa, versante sud dell’Etna, a 900 metri slm, è un autentico vino di montagna, in grado di coniugare, nel suo pallore e nel suo aroma, nella sua freschezza e nella sua vena nascosta di affumicato, le nevi perenni della vetta e le fiamme del vulcano. Una splendida sintesi della Montagna di fuoco, che ha consentito a Tenuta di Fessina di raccogliere i principali riconoscimenti del mondo del vino italiano e internazionale sin dalla prima annata sul mercato, la vendemmia 2009.

Milo, incantevole terrazza sulla sottostante costa jonica, è un altro cuore pulsante di Tenuta di Fessina, da dove si produce Carricante in purezza da vigneti di un secolo d’età per l’ Etna DOC Bianco Superiore Il MUSMECI. Milo nasce sulla frana vulcanica precipitata nel mare oltre 10.000/15.000 anni fa: i terreni scuri di Milo sono costituiti da una miscela di detriti con molti strati differenziati, prodotti del disfacimento del vulcano e fonte di una ricchezza straordinaria come nutrimento della vite. Allevato anch’esso ad alberello, il Carricante ha un’ elevata acidità fissa che lo rende adatto all’affinamento in legno e alla conservazione nel tempo. Come vuole la migliore tradizione etnea per questa varietà a bacca bianca, la fermentazione del cru di Carricante di Fessina Il Musmeci avviene direttamente in botte grande, per 9 mesi.

Presente al Ristorante Vo di Torino anche ERSE, Etna DOC, bianco d’entrata della batteria di Fessina, omonimo del Rosso base, è la versione vinificata un acciaio del Carricante, unito per un 20% a Minnella e Catarratto, uve indigene etnee dei vigneti aziendali a Rovittello. Nel nuovo Etna DOC Bianco di Fessina l’intervento del Catarratto e della Minnella integra l’apparato aromatico. Il frutto e la fragranza esaltano le meravigliose emozioni che dona il Carricante, così sapido e dall’acidità inconfondibile. Erse Bianco è, intenzionalmente, un vino fresco, giovane, diretto, dalla grande bevibilità e l’impronta minerale evidente. Nasce da un blend di Carricante proveniente da Milo e Santa Maria di Licodìa.

Tra i Rossi a Torino, IL MUSMECI ROSSO, Etna DOC Riserva. Il nostro vino più rappresentativo, recante anche in etichetta l’anima di Fessina, l’antico palmento del Settecento in pietra lavica. Prodotto a Rovittello, a 670 mt slm nel versante settentrionale del vulcano da una selezione degli alberelli di Nerello Mascalese più vecchi, centenari, è la più impegnativa espressione dell’Etna DOC Rosso di Tenuta di Fessina. Maturato in tonneaux e grandi botti da 35 hl, è un vino elegante, longevo, dalla grande freschezza e il carattere austero. Il Musmeci è stato definito un “Barolo dell’Etna” per il rigore e la finezza che lo contraddistinguono. Premiato dalle principali Guide ai vini d’Italia sin dalla prima annata, il 2007, ambisce a trarre il meglio da questa terra, con il rigore e il rispetto che l’Etna richiede.

Red born in Italy, lava e Ferrari sui tornanti dell’Etna

Mar
05

Da Repubblica:

Tre giovani siciliani hanno inviato un cannolo nello spazio. La singolare iniziativa è stata di tre ragazzi di Enna, Antonella Barbera, Fabio Leone e l’informatico Paolo Capasso, che hanno posizionato il cannolo, simbolo del made in Sicily, in un pallone sonda riempito di elio e dotato di una microcamera per documentare il successo dell’impresa. Il lancio, autorizzato con una richiesta al 41/o Stormo di Sigonella, è avvenuto dalla Rocca di Cerere, la montagna che sovrasta Enna. Il cannolo ha raggiunto quasi 30 mila metri d’altezza. L’impresa è stata filmata dai tre e adesso il loro video rimbalza fra YouTube e i social network, premiato con moltissimi “like” e commenti entusiastici. 

(Federica Molè)