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Set
30

The Renegade Wine Dinner Series – Sicily

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Set
06

Chicago Tribune and other Tribune Newspapers, September 6, 2014

In “Tomatoes Call for Wine with Acidity,” Bill St. John recommends wines that beautifully match the flavor profile of the Italian staple, including:

TENUTA DI FESSINA Erse Etna Bianco 2012
“Named after the Greek god of sunrise and just as brightening for food, with lemon and pear aromas, a slight mineral note and gobs of cleansing acidity.”

August 16, 2014

In “Italy’s Islands Produce Noteworthy Wines,” Bill St. John looks at the wines of Sicily and Sardinia and recommends the following:


TENUTA DI FESSINA Erse Etna Rosso 2012

“Light-bodied but tannic red, mostly nerello grape, much like a Piedmontese nebbiolo; a red for heavy fish such as tuna.”

Set
05

Wine Enthusiast, September 2014

BUYING GUIDE

TENUTA DI FESSINA Il Musmeci Etna Rosso 2009 – 90 points

“Spice, berry, earth, leather, tobacco and blue flower aromas lead the nose of this elegant wine. The ripe, round palate delivers fleshy black cherry and raspberry, accented by white pepper and cinnamon and framed by polished tannins.”

Lug
25

dal post in Dissapore sui migliori vini siciliani del 4 luglio 2014

Tenuta di Fessina
La riscoperta del territorio vinicolo siciliano posa gran parte delle sue fondamenta sul lavoro che è stato fatto sull’Etna, polmone viticolo di grande qualità. E dal fascino assoluto. Non a caso i grandi del vino siciliano come Planeta, Tasca, Firriato e recentemente Cusumano ne hanno acquistato decine di ettari. L’etna bianco e rosso di Fessina è puro manifesto delle potenzialità dell’Etna. Vini d’autore da non farsi sfuggire.

Vai al post

Lug
25

“Per rinfrescarsi il tipico vino alla mandorla ghiacciato… e lo sguardo verso la baia” Read more!

Mag
30

Reduci dall’edizione 2014 di Sicilia en Primeur, svoltasi quest’anno nella suggestiva Isola di Vulcano e che ha portato anche a Tenuta di Fessina i più importanti giornalisti del mondo del vino, ecco i dieci motivi per cui amare la Sicilia.

“I 10 motivi perché la Sicilia Mi piace:

Che la Sicilia, un “continente”, per le sue tante “anime”, le sue storie antiche e la continua voglia di innovare, le realtà consolidate e quelle emergenti, dove vecchie e nuove generazioni ancora convivono, con tutti i suoi pregi e contraddizioni, sia una delle Regioni rampanti del vino italiano, i cui nettari sono sempre più apprezzati in tutto il mondo, è ormai un fatto.
Una nuova ed ultima conferma, ma solo in ordine di tempo perché di certo altre ce ne saranno, è arrivata quando, freschi di entusiasmo per il trionfo agli Oscar del capolavoro di Paolo Sorrentino “La grande bellezza”, e dell’Italia in generale, WineNews ha pensato subito al vino italiano, al successo che ha nel mondo, e a quale fosse la sua “grande bellezza”. E lo ha chiesto, di recente, alle firme più prestigiose della stampa enoica internazionale (da The Wine Advocate a Wine Enthusiast, da JancisRobinson.com a Master of Wine e famosi wine writer …).
Il risultato? La Sicilia è una delle Regioni del vino italiano che, con Toscana e Piemonte, racconta meglio “La grande bellezza” dell’Italia del vino. Ma non è questo l’unico motivo, per cui quest’isola affascinante, complicata e divertente, mi piace.

1 – Perché guardando nel passato, vede sempre il suo futuro, in un “laboratorio” di soggetti privati e pubblici, studiosi ed importanti università, in cui si riscoprono antichi vitigni e si fanno rinascere con successo interi territori.
2 – Per la contaminazione che si riflette anche nei vini, tra autoctoni e internazionali che nel “continente siciliano (con le sue isole)” si incontrano per la gioia di chi ama i grandi vini.
3 – Per la stratificazione storica, dalla colonie greche all’abusivismo edilizio, passando per Bizantini, Arabi, Normanni, spagnoli, francesi …
4 – Perché le “grandi” cantine si alleano con le più piccole, grazie ad aziende “pioniere” che hanno fatto e fanno ancora oggi da apripista a tante altre realtà, non solo del vino, diventate di eccellenza.
5 – Per le tavolate con i prodotti che si prendono dal campo e si portano direttamente in tavola, preparati sul momento, dai pomodori ai capperi, dai pistacchi alle nocciole, ma anche per i “trionfi” di crudité e dolci siciliani.
7 – Perché vecchie e nuove generazioni fanno ancora le cose insieme, e i più anziani non si tirano mai indietro, ma anzi sostengono, le idee che partono da figli e nipoti (dall’attenzione alla sostenibilità al mondo della rete, solo per fare un esempio).
8 – Perché c’è il feudo antico ma anche il resort più moderno, conservati, restaurati, in entrambi i casi alla base del rilancio, insieme a molto altro, della Sicilia come una delle mete turistiche più importanti al mondo.
9 – Perché ci sono il mare ed il vulcano, sintesi estrema delle tante anime di questo “continente”, meglio ancora, dal punto di vista enologico, di quelle nuove, capaci in poco tempo di raggiungere un grande successo.
10 – Perché senza i suoi “mali” che, purtroppo, l’affliggono non sarebbe la Sicilia che “Mi piace” raccontare.

(Credit Alessandro Regoli, direttore WineNews)

 

Mag
29

“Il vino siciliano è cambiato tantissimo, così come il vino italiano in generale. In Sicilia, però c’è stato un processo più rapido che ha permesso di trovare un’identità fortemente legata al territorio. L’attenzione verso i vitigni autoctoni è partita proprio da qui, dall’Isola al centro del Meditterraneo, in primis con il Nero d’Avola e poi con il Nerello Mascalese. Questa tendenza ha avuto poi un effetto domino anche nelle altre regioni d’Italia”

(Monica Larner dall’intervista rilasciata a Cronache di gusto su Sicilia en Primeur)

Mag
21

Convegno “Etna Patrimonio Unesco: ambiente, legalità, pace”, in programma sabato 24 maggio, Giornata Europea dei Parchi 2014, nella sede del Parco dell’Etna, l’ex Monastero Benedettino di San Nicolò La Rena a Nicolosi (via del Convento 45).

Mag
20

“Con il roast beef Fassina, Il Musmeci Etna bianco Doc 2012 oppure Valentina Cubi Iperico Valpolicella doc 2012??”
We wine better, Trimani

Nella Capitale, IL MUSMECI, Etna DOC Bianco Superiore di  Tenuta di Fessina, annata 2012, è distribuito da Trimani Vinai in Roma dal 1821

Trimani

 Via Goito, 20 – 00185 Roma tel. 06.446.9661 – email: info@trimani.com 

www.trimani.com

Mag
20

_L’accoglienza a Tenuta di Fessina, shabby chic. By Debora_

“…ascoltarne il profumo, anche diverso, al naso, poi in bocca. Il che dovrebbe avvenire per ogni cosa e fatto – sia della vita materiale, sia di quella spirituale (la scuola, i rapporti d’amore, le amicizie, le discussioni dialettiche, quant’altro) – che onorino la vita; anche – contro i ricchi più ricchi – la festeggino. 
Se fossi credente e visitassi ogni chiesa del mio percorso, prima che all’altare maggiore mi soffermerei alle opere d’arte – pitture, affreschi, maioliche, arredi, sculture – e cercherei di trarne il maggiore piacere, materiale e no. Per chi, come noi, crede nella terra (e in Lucrezio), è imperativo porre l’attenzione ad ogni gesto, così da farci, in poco tempo, capaci di ogni scelta”
Da Le parole della terra di Luigi Veronelli e Pablo Echaurren

Nerello Mascalese VS Nerello Cappuccio, ERSE Rosso 2012 VS LAENEO 2012

“Gesù, gli arancini di Adelina! Li aveva assaggiati solo una volta: un ricordo che sicuramente gli era trasùto nel Dna, nel patrimonio genetico.
Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta. Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone e di maiale in parti uguali che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si pripara un risotto, quello che chiamano alla milanìsa (senza zaffirano, pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa rifriddàre. Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini ‘na poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne sgrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, pi carità di Dio!). Il suco della carne s’ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e copre con dell’altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d’ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta.
E alla fine, ringrazziannu u Signiruzzu, si mangiano!”
Da “Gli arancini di Montalbano” di Andrea Camilleri, Oscar Mondadori, 2001

Another Country, panche e cassette dell’uva