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NEAI scorre liscio…

Mar
25

NEAI scorre liscio…

Il nome Noto fu dato alla città dagli arabi, e fu mantenuto anche dopo la loro dominazione, diventando nome definitivo. Neai per i siculi, Neeton per i greci e Neetum per i romani, il nome Noto fu scelto dagli arabi per indicare la sua bellezza e la sua importanza (la parola araba “Noto” aveva lo stesso significato di quella italiana odierna)”.

Tenuta di Fessina sta per uscire sul mercato con un’ulteriore novità.


L’OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA, raccolta 2013, di Tenuta di Fessina, è prodotto dall’ oliveta secolare adiacente il vigneto aziendale di Nero d’Avola in Val di Noto.

L’olio di Fessina nasce sulle dolci colline vicino al mare, a circa 200 mt di altitudine nel Comune di Noto. Vigneti, carciofeti, noccioleti, agrumeti, rigogliosi cespugli di Fico d’India, antichi casali, muri a secco e “casudde” (case rurali) ad incorniciare questa splendida vecchia oliveta. Il vento d’Oriente qui spira ogni giorno, spettinando le chiome d’argento, e porta con sé straordinari profumi di erbe selvatiche. La latitudine di queste terre – più a sud di Tunisi – conduce le olive a maturazione già da settembre. Nel rispetto della tradizione, si raccolgono le olive ancora verdi, a mano, con una resa bassissima ma dalla qualità eccellente. Ogni sera, per il tramonto, le olive sono trasportate immediatamente al frantoio. Naturalmente, la molitura avviene a freddo. Le olive, giungendo alla macina integre, producono un olio di qualità, profumato di carciofo, dalla bella morbidezza e con una bassa acidità.

Il colore è di un verde profondo e brillante. Al naso, carciofo, oliva fresca, pomodoro, note citrine ed erbe di campo. Saporito ed elegante, NEAI presenta una piacevole pasta di trama fine.

L’olio extravergine d’oliva della Val di Noto prodotto da Tenuta di Fessina si abbina perfettamente alle tradizionali bruschette al pomodoro di Pachino. Ottimo con tartare di tonno, NEAI si accompagna alla meraviglia con carpacci di carne e crudités di pesce. Ideale anche per le fritture (melanzane, broccoletti, carciofi, sarde, cicireddi, panelle, cazzilli,.. ), esalta le minestre realizzate da verdure tipiche siciliane.

 

NEAI scorre liscio…

Simbolicamente, l’olio richiama trasparenza e fluidità, luce e colore, purezza e densità. Usato per condire il cibo, per emulsionare e legare alcuni alimenti, per lubrificare ciò che fa attrito, per bruciare e produrre calore o per illuminare, l’olio è elemento che “facilita” e che “arricchisce”. L’olio dà “sapore, “valore”, a ciò che si sta affrontando, ad una situazione, una relazione. Fluidità, elasticità e vischiosità sono tutte qualità che favoriscono lo scorrimento, la facilità, e che si riflettono spesso nelle situazioni, nei pensieri e nei sentimenti, indicando la necessità di un morbido e fluido scorrere delle cose nella sua realtà. La sinuosa silhouette in etichetta è un’immagine molto potente che sembra vanificare ed attutire gli aspetti “corrosivi” e “ruvidi” della vita, conservando e preservando potenziale energia e spiritualità dalle asperità del quotidiano.

Sull’etichetta di NEAI, il manico di un “cafisu” (multiplo dell’orcio siculo contenente olio) svela e suggerisce un flessuoso profilo femminile, o un annoso olivo dal tronco contorto, vissuto, a ricordare la passione e l’impegno che occorrono per ottenere questo prezioso liquido.

La vecchia oliveta di TENUTA DI FESSINA in Val di Noto da cui cresce NEAI, olio extravergine d’oliva.

“(…) a spiegare la fortuna simbolica dell’ulivo in tutte le culture mediterranee sono, oltre alle ragioni della dieta e del gusto, le stesse caratteristiche fisiche dell’olio. In particolare, la sua capacità di articolare relazioni tra le cose, e in senso figurato fra le persone. Lega e al tempo stesso impedisce agli ingredienti di attaccarsi e di confondersi. Unisce e insieme divide. Sembra una grande astrazione e invece è l’esperienza quotidiana di chi olia una teglia o unge un ingrediente per farlo scivolare meglio. L’olio è dunque un potentissimo connettivo, materiale e simbolico. Congiunge e disgiunge. Proprio perché unge”.
“Si fa presto a dire cotto. Un antropologo in cucina” di Marino Niola

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