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Gazza Golosa, Gazzetta dello Sport – 10.5.2017

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Gazza Golosa, Gazzetta dello Sport – 10.5.2017

Così il vino ha salvato l’Etna dall’abbandono…

10 Maggio 2017    by Gazza Golosa Gazzetta di Daniele Miccione

 

Feudo di Mezzo, Contrada Rampante, Zottorinoto, Passopisciaro, Boccadorzo, Santo Spirito… Si sale verso il vulcano attraverso una specie di Terra di Mezzo siciliana: viti, ulivi, pistacchi e alberi da frutto si alternano a paesi e colate laviche. Le vigne secolari recuperate, i muretti a secco rifatti, i vecchi palmenti trasformati in fascinose sale degustazione, i nuovi resort hanno cancellato l’abbandono di venti anni fa.

Tascante (3)

Il vino ha salvato l’Etna che ha festeggiato ieri con la tappa del Giro 100, in una sorta di presentazione al Paese della bellezza del territorio.

Assovini Sicilia, che raggruppa 76 aziende, pochi giorni fa ha portato – in occasione di Sicilia en Primeur – i giornalisti di tutto il mondo a scoprire territori e vini dell’isola. Inutile dire che al centro dell’attenzione c’era proprio l’Etna, malgrado i numeri: appena 2 milioni di bottiglie l’anno, meno dell’1 per cento del totale regionale.

Giuseppe Benanti è tra i migliori produttori del territorio. Ma soprattutto è stato tra i pochi a crederci quando l’Etna non era di moda. “La mia famiglia aveva i vigneti – racconta – ma quando mio nonno Giuseppe morì, nel 1958, mio padre decise di concentrarsi sulla Sifi, azienda farmaceutica che opera nel campo oftalmologico. Trent’anni dopo, durante una gita con amici sull’Etna, mi trovai a bere del vino locale in una trattoria. Era una schifezza! ‘Possibile che qui sull’Etna non si riesca a trovare un vino buono? Se avessi un enologo, ci penserei io…’, dissi agli amici”. Poco tempo dopo Benanti conosce il giovane Salvo Foti, oggi enologo storico dell’Etna: “Eravamo in 4 o 5 a produrre, cominciai a fare delle prove, a consultare professori e assaggiatori e nel 1991 ecco i primi vini. Oggi i produttori sono 136 e l’ultima notizia mi riempie di gioia: arriva anche Angelo Gaja”.

Daniele Miccione passa poi a raccontare sei storie e sei vini di un territorio dichiarato dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. Una di queste è Tenuta di Fessina…

 

IL FASCINO DEL BAGLIO

Le aziende dell’Etna mostrano spesso il tocco del proprietario. Alle Tenute di Fessina si capisce subito che c’è dietro una donna. Una fimmina come dicono a Catania. Silvia Maestrelli ne fa una bandiera. “Questa è terra di fimmine – dice -. Anche la Muntagna per me è fimmina. Guardo all’Etna come una figlia guarda a sua madre”. Un approccio poetico che sta dietro l’idea di trasformare il baglio siciliano del XVII secolo di Tenute di Fessina in una meta per enoturisti. La cantina è stata ristrutturata (una botte ospitava una famiglia di volpi!), il palmento recuperato, quattro suite sono pronte, c’è un programma stuzzicante: dalle degustazioni in bottaia ai picnic in vigna, dagli abbinamenti vini-musica ai tour sui treni storici della Circumetnea. E per inciso grandi vini da degustare.

Tenute di Fessina – Rovittello (CT)
14 ettari, 70 mila bottiglie
Il vino: Etna Bianco ‘a Puddara. Un bianco di straordinaria bontà ed eleganza.

 

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