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Fessina notes. Chapter IX Etna Bianco Superiore

Apr
24

Fessina notes. Chapter IX Etna Bianco Superiore

Milo è un comune presente sul versante est dell’Etna le cui origini risalgono al quattordicesimo secolo, anche se la storia legata alla viticoltura, punto focale di tale circondario, è ben più antica, addirittura risalente al periodo Ellenico. Questa porzione del vulcano rappresenta un terroir assai particolare, sferzato da ampie precipitazioni, tra le più alte in percentuale su tutta l’isola e soggetto a condizioni pedo-climatiche complesse, che se assecondate sapientemente sono in grado di regalare vini unici per complessità e longevità.  Il suolo, figlio del attività vulcanica è formato da piu colate abbracciate nei secoli, e da elementi recenti quali la pomice, i lapilli, le ceneri fini e scure. Questo terroir, a reazione sub acida, è particolarmente fecondo e carico di  ferro e rame, silice e manganese. Ed è qui che Il Carricante trova la sua espressione pura e tipica, questo vitigno autoctono è parte integrante della storia vitivinicola Etnea e nasce da una selezione antica operata dagli agricoltori di Viagrande, proprio sul versante Est. Il nome stesso è un richiamo al dialetto locale, difatti “carricare” è un termine atto a definire qualcosa che produce, caricando la pianta di frutti. La storia poi collega l’elemento naturale con la necessità degli agricoltori, che vedendo la sofferenza del Nerello Mascalese nel maturare ad altitudini elevate optarono per il genotipo indigeno Carricante, in purezza o in miscelanza con altri varietali nella stessa vigna. Le contrade di elezione del Carricante sono la parte est e sud del vulcano, in particolare quelle comprese nei comuni di Milo, S.Maria di Licodia e Biancavilla. Qui le particolari condizioni pedoclimatiche consentono di allevare la vite ad altitudini quasi impensabili, con grandi vantaggi sulla lenta e costante maturazione delle uve. Il Carricante segue come sistema elettivo di allevamento l’Alberello tradizionale (2-3 branche per pianta con uno sperone portante due gemme) con alte densità di viti per ettaro (6.000/9.000 ceppi per Ha, con sesto d’impianto 1×1 o 1,25×1,25, che richiede un intenso lavoro manuale e di selezione nel vigneto con bassissime rese. Il Carricante è una varietà a maturazione tardiva, la cui vendemmia avviene solitamente durante la prima o seconda settimana di Ottobre. Possiede un grappolo grande e alato, l’ acino è  medio con buccia pruinosa e con la polpa a sapore dolce e apparentemente neutro sul piano aromatico. E’ un vitigno che dà vini contraddistinti da un basso contenuto in potassio, da un’elevata acidità fissa, da un pH particolarmente basso (2.9/3.0. Il colore giallo paglierino dai riflessi smeraldo, la verticalità intesa e folgorante, la mineralità e l’acidità persistente rappresentano a pieno la tipicità ed il muto rapporto intimo tra vite, sole e vulcano. Milo con le sue contrade, riesce cosi a regalare l’Etna Bianco Superiore, che ha un legame intrinseco e storico con la fermentazione malolattica, anticamente difatti il vino riposava sulle sue fecce fino alla primavera per poi fermentare naturalmente, seguendo un lungo affinamento di minimo due anni per raggiungere armonia e complessità. Milo rappresenta un’enigma ed una spiegazione. Riuscendo a rimescolare il tutto dandogli un accezione viscerale e completa. Luoghi ove è possibile percepire la vita essenziale, le cose che si muovono nei secoli e l’uomo che si forma e cresce in rapporto al paesaggio, come uno specchio. Ed è sul vulcano, nei suoi alti silenzi che si può percepire il senso della dimensione infinita della sua anima. Dove l’agricoltore è frammento imprescindibile di una storia potente, antica ed ardua. Le vigne vocate di Milo poggiano silenti su un antica ferita del versante orientale del Mongibello, le cui precipitazioni di detriti ed eruzioni hanno formato nei secoli un fertile diamante, assai raro e singolare. E’ qui che Il Carricante trova il suo rifugio, come se luogo e vite fossero intrecciati da un destino prefissato da madre natura. Milo riesce cosi a regalare l’Etna Bianco Superiore, unicamente da uve allevate su Alberelli centenari  che diversi nelle forme l’uno dall’altro, si ergono contorti, selvaggi come se volessero urlare superbi, evidenziando le loro differenze, le diverse anime mai regolari, attorcigliate attorno ad un palo di castagno.

 

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